IL MIRACOLO A SANTOMENNA

Il primo incontro del giovane Gerardo Maiella con Santomenna

Il primo incontro del giovane Gerardo Maiella con Santomenna avviene grazie al suo pensiero, ormai fisso, di consacrarsi a Dio. Egl si reca deciso a Santomenna, al convento dei Cappuccini, per incontrare padre Bonaventura, zio oltre che compaesano di Muro Lucano, per un saluto, un conforto e per il suo progetto di fede e di vita.

Il cappuccino, fratello della mamma Benedetta, al secolo si chiamava Eusebio Galella, e doveva essere in quell’anno 1744 ceratemene una personalità di spicco dei cappuccini della provincia. Padre Bonaventura fu ritenuto la persona più adatta a guidare Gerardo e magari a farlo ammettere nell’Ordine dei Cappuccini. Ma intanto se l’anima di Gerardo è bella, vegeta e robusta, il fisico no. E quando lo zio saggio e prudente se lo vede avanti gracile, macilento, pallido, con un vestito raffazzonato, pur con parole affettuose e incoraggianti, gli fa capire chiaramente che la vita austera dei Cappuccini non fa per lui dicendogli che non era quella la strada per lui.

P. Bonaventura, preso comunque da una certa tenerezza per Benedetta e lo stato di Gerardo, lo rimanda a casa con un forte abbraccio e un vestito nuovo.

Questi ringrazia per il dono, senza nascondere una certa delusione. Scopo della visita era ben altro: iniziare una vita nuova nell’Ordine, e questo per ora non è possibile. Ma Dio è sempre con lui e il cuore gli trabocca di amore.

Infatti rientrando a Muro Lucano, Gerardo incontra un giovane, ancora più povero di lui, e subito gli fa dono del vestito. Anzi qualche biografo vuole che lo scambio sia avvenuto addirittura nella portineria del convento, per cui p. Bonaventura avrebbe richiamato Gerardo. Ma questi: “Zio, se tu avessi visto quel giovane – risponde con dolcezza – certamente avresti preferito lui a me”.

Il miracolo di San Gerardo Maiella a Santomenna: il prodigio nella bottega del maniscalco Salandra

Nel giugno del 1753, Gerardo è di nuovo a Santomenna, dopo esserci stato a discutere della sua vocazione con lo zio cappuccino. E’ ormai un religioso redentorista, ha 27 anni e sono noti a tutti la sua santità, i suoi prodigi. A tutti, ma forse non a un certo maniscalco Salandra.

Gerardo è andato a Caposele per una visita di conforto a padre Paolo Cafaro, e, prima di recarsi a Deliceto, devia per Santomenna sede del convento dei cappuccini dove vive lo zio. Qui si accorge che il suo ronzino stenta a camminare. Problema di zoccoli. Gerardo sa bene che il cavallo porta al centro dello zoccolo il fettone, un cuscinetto fibroso morbido che fa da ammortizzatore, rafforzato da una robusta unghia. Questa dotazione naturale consente alla bestia di spostarsi liberamente, non così quando deve sopportare il peso di un cavaliere e calpestare un selciato duro. Rinforzando lo zoccolo, appunto, con un ferro da cavallo, si è evita il contatto del fettone con il terreno e si protegge tutta la zampa.

D’accordo che non è un Varenne, ma Gerardo rispetta il suo cavallo e ogni altro animale come creatura di Dio: gli dà la giusta porzione di acqua e biada, il riposo di cui ha bisogno e anche qualche carezza. Sicché si informa subito sul maniscalco più adatto a risolvere il problema della sua bestia. Gli consigliano mastro Salandra, come il più bravo della zona. E Gerardo, fiducioso, gli fa ferrare la bestia… ma al momento del saldo si accorge che non ha la disponibilità di tutta la somma da pagare, che peraltro, ritiene troppo esosa. Il maniscalco, consapevole della sua bravura, di animo fiero e di carattere ribelle e per niente incline alla riverenza verso nobiltà, borghesia e clero (inconsapevole della statura di santo che si nascondeva sotto l’abito del frate), ribadisce la richiesta e addirittura si riscalda… a questo punto il prodigio.

Gerardo ordina al suo cavallo di restituire subito i quattro ferri. E la bestia, obbediente, esegue l’ordine sotto gli occhi meravigliati dell’artigiano e di quanti sono accorsi alla discussione piuttosto animata.

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